Più strade ciclabili

Bergamo 9 Giugno 2020

A.Ri.Bi Associazione per il Rilancio della Bicicletta presente a Bergamo da 39 anni ,svolge un’opera di persuasione, per incentivare la mobilità sostenibile nella nostra città favorendo la bicicletta come valido sostituto dell’auto privata laddove non sia necessario il suo utilizzo.

Il modello di mobilità nella fase preCOVID-19 oggi non è più sostenibile per i cittadini.
La necessità di garantire forme di distanzamento interpersonale, implica inevitabilmente alcune sostanziali modifiche nel nostro quotidiano, a partire dalle modalità con cui ci muoviamo in città.

Realizzare sulla viabilità principale il 30 km/h ,significa non dover separare i flussi generando una maggiore tutela per gli utenti più deboli.

Lo si dovrebbe applicare non in tutte le strade della città ma nelle aree urbane ed inviterebbe inevitabilmente gli automobilisti, a correggere la velocità e di conseguenza a moderare quella di chi sta dietro.

Si allungheranno forse i tempi di percorrenza ma di poco, alcuni test hanno dimostrato che percorrere per 500metri in una zona 30 si impiegano 5,10 secondi in più rispetto allo stesso percorso con il limite del 50 km/h.

Per perdere un minuto bisognerebbe percorrere 6 km.

Nella città si deve considerare che normalmente, la velocità media è di 15 km/h e nelle ore di punta di addirittura di 8 km/h.

I costi relativi a questo operazione non sono insopportabili specie se si tiene conto dell’incidentalità stradale in Italia che costa 30 miliardi ogni anno.
Ogni discorso legato alle spese per istituire il limite del 30 , cade anche se si rapporta il costo per la realizzazione di vere e proprie piste ciclabile/ ciclopedonali.

La velocità dei 30 km/h rassicura inoltre gli utenti più deboili che pur devono mantenere l’attenzione .

Soprattutto per i bambini, si ritroverebbe uno spazio vitale più adatto che possa sfar favorire il loro sviluppo sociale e psicomotorio.

Qualcuno sostiene che i consumi e le emissioni a 30 km/h sono ben più elevati che a 50 km/h, e che pertanto il provvedimento sarebbe stato addirittura destinato ad aumentare i livelli di inquinamento.

Se analizziamo i parametri unitari comunemente utilizzati per il calcolo di consumi ed emissioni (vedi tabella)

risulta in effetti evidente che nei casi delle autostrade con limite a 130 km/h e delle strade extraurbane con limite a 90 km/h la riduzione di 20 km/h consente una riduzione significativa dei consumi, rispettivamente del 25% e del 5%, mentre in ambito urbano passando dai 50 km/h ai 30 km/h si avrebbe un incremento del 40%.

E quindi anche la questione probabilmente legata all’inquinamento sarebbe facilmente smontabile come pretesto per non applicare una soluzione che altro non è che una risposta “semplice” ad un bisogno “immenso” di cambiare finalmente paradigma, stile di vita e migliorare il contesto in cui viviamo.

La Fase 2 deve essere colta come opportunità di cambiamento della città, puntando a una vera mobilità sostenibile che vada oltre le piste ciclabili e non sia una soluzione emergenziale ma possa tradursi in qualcosa di duraturo.

Puntare su un modello che punti sempre più sulla “città 30”, ovvero strade principali con velocità massima a 50 km/h e le restanti a 30 km/h. può favorire il pedone, il ciclista, ma anche avviare le condizioni per una vera democrazia dello spazio pubblico, che porti benefici anche all’automobilista.

Se tutto ciò sarà chiaro a tutte le forze politiche, a tutti i cittadini, siamo certi che non vi saranno inutili dibattiti e sterili polemiche perchè il Covid ha spaventato tutti, ha colpito tutti, a Bergamo più che altrove e se c’è una lezione che ci ha lasciato è che: Il COVID-19 ha colpito soprattutto le aree più inquinate del Paese dove serve il risanamento ambientale e della qualità dell’aria che contribuiranno a farci vincere la battaglia contro il virus e la bicicletta è una delle risposte perciò chiediamo una presa di coscienza da parte di tutti sul fatto che sia utile creare meno piste ciclabili e più strade ciclabili.

Per il Consiglio Direttivo di A.Ri.Bi

Claudia Ratti

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