Codice della Strada, A.Ri.Bi.: «La sicurezza deve essere una responsabilità di tutti»

Nel 2025 sono morti 647 pedoni e ciclisti sulle strade italiane. La presidente Claudia Ratti chiede una revisione del Codice della Strada che tuteli gli utenti vulnerabili, migliori le infrastrutture e promuova una mobilità più sicura e accessibile.

La revisione del Codice della Strada deve affrontare non soltanto i comportamenti di chi si muove a piedi o in bicicletta, ma anche le responsabilità di chi progetta e gestisce le strade. È la posizione di A.Ri.Bi. – Associazione per il Rilancio della Bicicletta, espressa dalla presidente Claudia Ratti nel comunicato del 18 ottobre 2026.

«Non chiedo privilegi per chi pedala. Chiedo che la sicurezza diventi finalmente un obbligo per tutti, compresi coloro che progettano le nostre strade e decidono come utilizzare lo spazio pubblico», afferma Ratti.

647 vite spezzate sulle strade italiane

Secondo i dati ACI-ISTAT riportati nel comunicato, nel 2025 hanno perso la vita 419 pedoni e 228 persone in bicicletta, comprese quelle che utilizzavano biciclette elettriche. Un bilancio che richiama la necessità di interventi concreti per ridurre i rischi della circolazione, soprattutto per chi non dispone della protezione di un abitacolo.

A.Ri.Bi. ribadisce che le regole devono valere per tutti. I ciclisti devono rispettare semafori, precedenze e norme di comportamento; anche i pedoni sono chiamati a prestare attenzione, in particolare durante gli attraversamenti.

Gli articoli 182 e 190 del Codice della Strada disciplinano rispettivamente il comportamento dei ciclisti e quello dei pedoni. Le disposizioni devono essere applicate attraverso controlli efficaci e sanzioni certe.

Questo, però, non può ridurre la responsabilità di chi guida un’automobile. L’articolo 191 stabilisce specifici obblighi dei conducenti nei confronti dei pedoni. Bambini, anziani e persone con disabilità possono essere particolarmente esposti ai pericoli della strada e richiedono un’attenzione adeguata.

Nel comunicato, Ratti sostiene inoltre l’introduzione dell’obbligo generalizzato del casco per chi utilizza la bicicletta, considerandolo uno strumento di prevenzione che non può comunque sostituire infrastrutture sicure.

Piste ciclabili: servono qualità e continuità

Un altro punto centrale riguarda la progettazione delle infrastrutture. Il Decreto ministeriale 557/1999 definisce le caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, ma A.Ri.Bi. segnala la persistente presenza di percorsi discontinui, restringimenti, ostacoli e interferenze che possono compromettere la sicurezza.

Realizzare una pista ciclabile non significa semplicemente aggiungere un tratto di asfalto o una segnaletica dedicata. Occorrono continuità, accessibilità, manutenzione e rispetto delle disposizioni tecniche.

Da qui la domanda della presidente: perché attendere una nuova riforma per pretendere il rispetto di norme già esistenti? Per A.Ri.Bi., la sicurezza deve coinvolgere anche chi progetta, approva, realizza e gestisce le strade.

I costi del traffico e le alternative all’automobile

Il comunicato richiama anche le conseguenze economiche, sanitarie e ambientali del traffico veicolare. Secondo una stima della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), diffusa nel marzo 2026, i costi sociali annui legati al suo impatto possono raggiungere i 34 miliardi di euro.

Secondo i dati ACI-ISTAT citati nel documento, nel 2025 il costo sociale degli incidenti con lesioni alle persone ha superato i 18 miliardi di euro, arrivando a circa 22,6 miliardi considerando anche i sinistri con soli danni materiali. Si tratta di stime relative a componenti differenti, che non vanno sommate automaticamente.

Per A.Ri.Bi., questi dati dovrebbero essere considerati nelle valutazioni degli investimenti pubblici. Una pista ciclabile non va giudicata soltanto per il costo di realizzazione, ma anche per i potenziali benefici in termini di salute, sicurezza e qualità urbana.

Un ulteriore elemento arriva dal 22° Rapporto ISFORT sulla mobilità degli italiani: nel primo semestre del 2025, l’81,3% degli spostamenti quotidiani si è concentrato entro dieci chilometri e quasi un terzo non ha superato i due chilometri.

Non tutti questi tragitti possono essere percorsi a piedi o in bicicletta, ma il dato evidenzia l’opportunità di sviluppare alternative all’automobile, attraverso reti ciclabili continue, collegamenti sicuri e trasporto pubblico efficiente.

Una mobilità accessibile e una società civile ascoltata

La mobilità riguarda anche l’autonomia delle persone. Bambini, anziani, persone con disabilità e cittadini che non possiedono un’automobile devono poter raggiungere scuole, servizi e luoghi di lavoro in condizioni di sicurezza.

A.Ri.Bi. ha aderito a RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, che nel comunicato del 14 ottobre 2026 ha espresso preoccupazione per l’impostazione della revisione del Codice della Strada, chiedendo maggiore attenzione alla sicurezza e alla tutela degli utenti vulnerabili.

L’associazione chiede che le proposte delle organizzazioni della società civile ricevano risposte puntuali e che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiarisca quali contributi siano stati accolti. Nei suoi 45 anni di attività, A.Ri.Bi. ha cercato di partecipare al confronto con spirito costruttivo, autonomia e responsabilità.

La sicurezza deve diventare una priorità

Per A.Ri.Bi., la revisione del Codice della Strada non deve trasformarsi in uno scontro tra automobilisti, ciclisti e pedoni. Servono educazione stradale fin dalla scuola primaria, controlli efficaci, sanzioni proporzionate e infrastrutture conformi alle norme.

Le politiche pubbliche devono essere valutate anche in base ai risultati ottenuti in termini di sicurezza, accessibilità e qualità della vita.

Claudia Ratti ribadisce la necessità di chiedere responsabilità a tutti: a chi utilizza la strada e a chi ha il compito di progettarla e gestirla.

La sicurezza stradale non può essere considerata il prezzo inevitabile della libertà di circolare. L’obiettivo deve essere una strada nella quale tutti possano muoversi e tornare a casa senza mettere a rischio la propria vita.

Claudia Ratti, presidente A.Ri.Bi. – Associazione per il Rilancio della Bicicletta.

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