La luce ti salva la vita !

Sono giornate invernali di nebbia: è fitta e sono ancora troppi gli irresponsabili in sella alle bici senza né fari nė giubbini rifrangenti!
Troviamo assurdo che non si intervenga con moniti, spiegando che la luce SALVA LA VITA e che i dispositivi di sicurezza sono obbligatori (questi ultimi non nei centri abitati) .

Aribi si rivolge quindi ai Sindaci dei territori coinvolti affinché diramino un comunicato alle cittadinanze, magari in più lingue e utilizzino le bacheche luminose, i social , i gruppi WA , per scrivere le stesse cose.
Proviamoci.
La nebbia è peggio del buio.

54% incidenti in ambito urbano
39% strade statali, comunali e provinciali
8% autostrada ( qui però è più alto il tasso di mortalità)

Regione con record incidenti per nebbia:
Primo posto alla nostra LOMBARDIA, a seguire Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.

Il Parlamento Europeo ha chiesto all’Italia di ridurre del 40% il numero delle vittime della strada nei prossimi 10 anni.
4000 persone scompaiono in Italia ogni anno, un paese.

Ogni 32 ore muore un ciclista tra professionisti e amatori…..

Per quanto riguarda noi, i ciclisti, a darci una maggior visibilità ci sono i dispositivi previsti la CdS che ancora in troppi IGNORANO.

Il Codice della Strada si esprime a riguardo, infatti nel D.L. n.285 del 1992 aggiornato dal D.L. N 16 del 2012, all’Art. 68 si fa obbligo ai velocipedi di munirsi di luci bianche o gialle anteriori, luci rosse e catadiottri rossi posteriormente, inoltre, sui pedali devono essere applicati catadiottri gialli. I dispositivi devono essere presenti e funzionanti pena sanzioni e devono essere utilizzati da mezzora dopo il tramonto del sole a mezz’ora dal suo sorgere, ed anche di giorno nelle gallerie e in caso di nebbia e in ogni altro caso di scarsa visibilità, come previsto dall’Art. 152.

bretelle riflettenti

Inoltre, nel caso di utilizzo della bici in ambito extraurbano, l’Art. 182 obbliga il conducente del velocipede ad indossare il giubbotto o le bretelle riflettenti ad alta visibilità da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere.

L’unica arma di difesa per noi ciclisti è “illuminarci”, cioè essere e rendersi visibili, sia nei comportamenti (segnalazione spostamenti, posizione nella carreggiata) che nelle dotazioni della bici e negli indumenti. Non è infatti ammissibile che oltre la metà delle biciclette in circolazione siano ancora sprovviste di sistemi di illuminazione efficaci.

I fanali, seppur meno efficaci di quelli di un mezzo a motore, segnalano la nostra presenza sulla sede stradale, gli indumenti e le strisce catarifrangenti consentono agli automobilisti di avvistarci da molto lontano.

Dobbiamo però ricordarci che i dispositivi di illuminazione si possono rompere se collegati ad una dinamo o si possono scaricare se alimentati a batteria. Per aumentare la nostra sicurezza dobbiamo usare e manutenere i fanali prescritti dalla legge ed i dispositivi catadiottri, ed inoltre dobbiamo migliorare la nostra visibilità apponendo elementi catarifrangenti sulla bicicletta e indossando elementi chiari e riflettenti.
Secondo uno studio della 3M (multinazionale specializzata in materiali rifrangenti), la migliore delle lampade per bici ha una luminosità di 50 lux per metro quadro, mentre la fascia grigia di un giubbino arriva a 330. Il che equivale a poter a essere avvistati a 200-250 metri di distanza, contro gli 80 scarsi del fanalino della bici.

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