La mobilità ai tempi del Covid-19

Bergamo

30 Aprile 2020

“Famolo strano ma famolo”

Per evitare una nuova diffusione massiccia del COVID19 sarà il modello di mobilità scelto a essere decisivo.

La bicicletta è la via per farlo è l’unico modo per evitare l’uso sconsiderato dell’automobile nel Paese dove abbiamo raggiunto il vergognoso record di 60 auto su 100 abitanti. È la dimostrazione plastica di un altro modo di stare al mondo, di un altro stile di vita che ormai è ineludibile intraprendere.
Uno stile di vita che passa per un rapporto più intelligente con il proprio tempo, con lo spazio che ci sta attorno.

Per assurdo è dovuta intervenire una pandemia orribile per farci iniziare a ragionare non solo sul nostro modo di muoverci ma anche sul nostro modo di stare al mondo. L’assurdo è che abbiamo iniziato a ragionare sulle storture che abbiamo continuato a perpetrare in questi anni solo così tardi, a causa di una disgrazia mondiale.

Tutti paesi che hanno scelto di investire sulla mobilità non sono tornati indietro.

Sarà infatti grazie a una attenta gestione della mobilità urbana che si potrà evitare il ritorno di politiche che limitano o vietano l’uscita di casa. Oggi più che mai abbiamo bisogno di un cambio di paradigma che è ineludibile intraprendere, necessitiamo di una mobilità nuova, di promuovere seriamente ciclabili e micromobilità. Piaccia o no, uscire vuol dire spostarsi e in un paese dove l’83,6 per cento delle persone si muove da casa quotidianamente e il trasporto pubblico copre tra il 10 e il 55 per cento degli spostamenti, a seconda delle città (la media nazionale è del 25,6 per cento), è necessaria una strategia che permetta alle persone di muoversi evitando il più possibile la vicinanza interpersonale. Anche per evitare la paralisi di un tessuto viario come quello italiano che già risulta intasato in una situazione “normale” di traffico.
Il 33,2 per cento degli spostamenti in città avvengono entro i due chilometri, meno di mezz’ora a piedi; il 76,5 per cento sono inferiori ai dieci chilometri complessivi, poco più di mezz’ora ad andatura blanda in bicicletta.

Cambiare stile di vita è più semplice di quello che si crede, la pandemia ce l’ha soltanto spiattellato in faccia senza filtri.

È altresì necessario agire velocemente per evitare i problemi legati alla sedentarietà, che portano problemi sanitari altrettanto gravi rispetto alla pandemia quello che è necessario è pensare a soluzioni che permettano lo spostamento garantendo la distanza sociale minima. Urge perciò favorire, anche con infrastrutture di emergenza, il movimento a piedi, in bicicletta

Parigi docet..

Tra dicembre e gennaio il blocco del trasporto pubblico a Parigi per gli scioperi contro la riforma delle pensioni non è riuscito a bloccare la città.
La sindaca Hidalgo aveva infatti già previsto una fitta rete di ciclabili che è stata utilizzata dai parigini. In quel periodo gli utenti che si servivano di metro, bus e tram, non si sono trovati nell’impossibilitò di muoversi, hanno usato un altro mezzo, la bicicletta.

Quanto accaduto nella capitale francese è stato un esempio, tra i tanti, di come si può non bloccare una città puntando su di una mobilità intelligente

A Parigi c’è stata una contrazione dell’offerta dl servizio pubblico, la pandemia ha prodotto anche una contrazione della domanda del suo utilizzo. Ma la via d’uscita è sempre la stessa: la realizzazione di una rete di mobilità di emergenza per fare in modo di permettere lo spostamento delle persone orfane del trasporto pubblico per evitare il congestionamento della rete viaria

Londra

A Londra si sono mossi anche la Tansport for London ha messo a disposizione dei Kworkers, i lavoratori impegnati nell’emergenza, il servizio di Bike Sharing gratuito, Bormpton, ha donato 500 Biciclette agli ospedali per il personale sanitario. Quanto alla tracciatura delle ciclabili pop-up, la scelta del Sindaco è stata quella di essere molto accorto proprio per non esporre gli avventori della bicicletta a rischi che non sono percepiti proprio per inesperienza. E’ molto accurato lo studio in corso e l’analisi del territorio per fare un intervento sicuro.

In Italia ?

Leggiamo che finalmente i Sindaci si armano di coraggio e si dichiarano favorevoli a raccogliere i suggerimenti che da più fronti e da più paesi Europei ed ExtraEuropei, vengono citati, per favorire la bicicletta come strumento di ripresa da incentivare e sostenere.

Anche l’Eco di Bergamo ha dedicato un articolo alle intenzioni dell’Assessore Zenoni il quale ripone speranze nella manovra che dovrebbe sostenere la realizzazione di piste ciclabili pop-up, già individuate e che darebbero un senso all’attuale reticolo di tratti disseminati qua e là . Auspica anche che la manovra preveda incentivi a chi acquisterà la bicicletta da usare in alternativa al mezzo proprio o al TPL come dichiarato dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, che ha dichiarato che nel prossimo decreto saranno previsti aiuti per l’acquisto di bici (anche elettriche) e monopattini.

La sfida è quella di consolidare questi interventi emergenziali, renderli definitivi. Insomma cogliere l’opportunità per colmare il ritardo come gran parte dei paesi europei dove questi interventi sono già stati realizzati. E sarebbe ora..

Si consideri inoltre che mediamente i costi fissi di un’automobile occupano oltre il 30 per cento del reddito utile disponibile delle famiglie italiane.
In un momento come quello che stiamo vivendo, nel quale la pandemia non ci renderà più ricchi, l’economia insegna che bisogna abbassare i costi fissi.Un risparmio che non genera però povertà, perché solitamente viene reimpiegato nell’economia di vicinato

Favorire, anche con infrastrutture di emergenza, il movimento a piedi, in bicicletta o in monopattino delle persone, l’unico modo, per evitare il pericolo di un utilizzo sconsiderato e pericoloso delle auto.

Abbiamo bisogno di strade libere per le emergenze, non di altre strade, abbiamo bisogno di strutture che reggano il nuovo traffico, quello elettrico dei mezzi come le biciclette , i monopattini, i quadricicli, gli overboard.
Non possiamo permetterci di trovarle le strade che abbiamo, invase dalle auto e questo dramma mondiale, non è e non deve essere pretestuoso per costruirne di nuove, altrimenti non avremo imparato niente.

Chi deve muoversi lo può fare, ma non lo deve fare a discapito degli altri: camminare e pedalare sono i modi più sicuri per evitare il diffondersi del
virus

Purtroppo in Italia la prima ondata di indignazione popolare si è invece rivolta proprio contro i ciclisti.In questi giorni abbiamo assistito a casi di persone che per esigenze lavorative, si trasferivano con la bicicletta sul posto di lavoro. Certamente dettata da buone pratiche questa modalità ma forse in alcuni casi anche suscitata dalla paura del mezzo pubblico ritenuto “poco sicuro” in quanto potenzialmente ambito in cui la distanza sociale viene meno. E’ altresì vero che i mezzi hanno continuato a circolare perlopiù vuoti o con un ridotto carico per via del decreto che ha limitato a poche le attività il cui codice Ateco consentiva lo svolgimento regolare. In alcuni casi per assurdo sono stati fermati codesti ciclisti per verificare la veridicità della autocertificazione . L’unico caso che m i è parso eccessivo nella misura del provvedimento, è quello del ciclista di delibero che ha percorso l’interno di un parco, seguendo le indicazioni del navigatore per recapitare un pasto, in quel di Milano. Al povero sventurato che sulla bicicletta lavora, è toccata la sanzione. In questi casi il buon senso avrebbe dovuto imperare. Anche Andrea Scotti, insultato perché andava al lavoro in bici, si è munito di cartello per motivare la sua presenza in strada, perché la ciclabile è stata chiusa…insomma cose davvero deplorevoli che ci fanno comprendere che è necessario parlarne. Allo stesso ho manifestato come Associazione, la nostra vicinanza e disponibilità.

La bicicletta è da sempre simbolo di sostenibilità, energia positiva, benessere: anche in tempi di coronavirus assolve al meglio sia all’imperativo del social distancing, sia a quello della forma fisica, sinonimo di difesa immunitaria.

La bicicletta è certamente il mezzo su cui fare leva per la ripartenza specie adesso che il trasporto collettivo, in una fase davvero difficile della sua lunga storia, sarà più contingentato e meno praticabile di un tempo e le automobili dovrebbero aumentare. Il trasporto pubblico locale sposta fino al 55% di cittadini nelle grandi città, va aggiunto l’enorme movimento di persone che usano i treni pendolari.
Il ritorno alla normalità sarà molto… trafficato, se è vero che sui mezzi pubblici si dovranno tenere le distanze.

Buone politiche dovrebbero a questo punto incentivarne l’utilizzo, l’acquisto e promuoverne il grande valore anche in termini di promozione della salute.Abbiamo visto come è cambiato l’espetto della vista dall’alto della nostra Regione, dove la coltre di inquinamento insisteva in termini anche oltre quelli ragionevoli, il mondo si è fermato, si sono fermate le industrie, ridotto il traffico veicolare e il cielo è diventato più azzurro. Vero che alcune rilevazioni hanno attestato che le PM10 purtroppo ancora insistono e hanno anche origini che non si riconducono al traffico veicolare ma un passo in avanti si è fatto comunque. A questo punto la politica, quella buona, deve imprimere un segno forte .

La creazione di ciclabili pop-up , ovvero l’individuazione e il tracciamento di linee sulle carreggiate, che ne restringano la larghezza per ricavarne un percorso dedicato alle biciclette, sarebbe un primo passo. Sono un’infrastruttura leggera ed economica, ottenuta delimitando provvisoriamente parte della carreggiata esistente con semplice attrezzatura da cantiere e vernice, permettendo così di aprire un corridoio di sicurezza alle biciclette, aumentandone anche l’efficienza e la velocità. Su scala urbanistica, il risultato è una rete di mobilità d’emergenza.

Bogotà

La prima città a riconoscere il ruolo delle ciclabili temporanee come arma contro il contagio è stata Bogotà, fin da metà marzo. Sono ormai anni che durante i festivi la capitale della Colombia chiude al traffico la gran parte degli assi viari cittadini per favorire la ciclabili. Le Ciclovías – così si chiamano questi percorsi temporanei – si sono rivelate veri e propri anticorpi anche durante l’attuale crisi sanitaria. Sono ormai diverse le città che stanno allestendo reti di mobilità di questo tipo per scongiurare il rischio di contagio e proteggere l’aria e lo spazio pubblico ripuliti dal lockdown.

Berlino e altre città europee si stanno mobilitando per individuare gli stessi corridoi ora emergenziali ma che potrebbero ridisegnare in futuro la mobilità delle città.

Se la politica TUTTA si impegnerà seriamente su questo tema, risulterebbe più facile per i sindaci creare i corridoi protetti completando le risposte necessarie ad una ripresa sana e moderna.
E’ un imprinting forte quello che si attende, una rinascita vera, un vero cambiamento . Se penso alla nostra provincia, non posso non pensare al Progetto ABT che ha visto insieme Il Master di San Vigilio, Aribi e l’Ing. Marco Baudino proporre alle autorità governative, Regione e Provincia, un progetto innovativo in alternativa alla ennesima strada Bergamo-Treviglio. Si tratta di una ciclostruttura interamente pensata per mezzi elettrici , che corre lungo la direttrice del binario del treno, una struttura che integra il trasporto , innovativa, sulla quale sperimentare anche la vendita dei prodotti a Km Zero, una struttura simile alla autostrada delle biciclette, ma innovativa dal momento che è concepita per il transito di mezzi elettrici fra cui biciclette, overboard, mezzi per persone con disabilità , tricicli e quadricicli.

Se fino a ieri eravamo visti come “sognatori”, oggi dopo questa grande lezione che ci è stata data , dobbiamo sperare che il territorio ci guardi come una possibile risposta.
Una risposta che non ha colore politico.
Questo è un asse che unisce il progetto alla gente, evitando influenze politiche.

La bicicletta elettrica come accennato sopra, è la chiave di volta. La risposta intelligente, così come lo sono il triciclo e il quadriciclo o il monopattino. Servono sforzi da parte della politica di agevolarne gli acquisti e servono sforzi di quest’ultima anche per agevolare le aziende che dovranno strutturarsi per accogliere i lavoratori che sopraggiungono al lavoro in sella. Spogliatoi, docce, rastrelliere sicure, incentivi a chi lascia a casa l’automobile e arriva al lavoro in bicicletta.

Serve che siano le stesse aziende ad attivarsi attraverso l’individuazione del Mobility Manager a promuovere e premiare poi che si recherà al lavoro in bici e per queste aziende si dovrebbero prevedere incentivi o sgravi fiscali.Oggi con la grande crisi serve un aiuto anche alle aziende che si impegnano a promuovere la mobilità sostenibile. ATS ha emanato dei protocolli ed abbiamo l’esempio virtuoso di numerose aziende anche della nostra Provincia, che hanno aderito a cui Aribi ha già prestato opera volontaria per incontrare i dipendenti per gli incontri motivazionali. Manca la tabella di marcia che deve essere condivisa da tutti, governo, regioni, comuni, aziende. Bisogna essere tutti concordi e determinati e forse potremmo davvero uscirne cambiati in meglio.

Come ho anticipato prima, oggi i cantieri , se intesi come “grandi opere” con grandi costi di progettazione, costi di realizzazione etc…i famosi Biciplan, quelli che non sono mai decollati, quelli che sono costati una follia magari in campagna elettorale, da amministrazioni uscenti, ecco quelli possono attendere. Oggi serve dunque essere pronti alla ripresa con le “ ciclabili pop-up. di un colorato manto di… carreggiate. Piste e corsie fatte al momento, emergenziali, saranno queste ultime probabilmente tracciate laddove anche un “macro progetto” le avrebbe fatte passare, ma ad oggi a nostro avviso, da Aribini, puntiamo sul motto “Minima spesa ragionata e massima resa”.

Ne abbiamo un esempio evidente sul territorio di Treviglio, dove dall’iterazione di tre associazioni ARIBI, Team GEROBIKE e LEGAMBIENTE BASSA BERGAMASCA e l’amministrazione Comunale, si è data una prima lettura del territorio, una interpretazione condivisa delle esigenze e la risposta che si chiama BICIPOLITANA TREVIGLIO, realizzata oggi in tre linee su sei , la prossima sarà nei prossimi mesi e non ha avuto grandi costi se non cartellonistica, vernice e qualche adattamento che non ha comportato opere da cantiere. Si può fare, così come si può imporre il 30 Km/h per garantire la sicurezza e la convivenza ad auto e biciclette.

Bisogna puntare su soluzioni immediate ed efficaci, volere è potere.

Aribi auspica che anche il forzato ricorso allo smartworking, insegni che laddove non necessari, gli spostamenti casa lavoro, vadano evitati e auspica che questa pratica prenda sempre più piede oltre alla sollecitazione alle amministrazioni di ogni livello, dei tempi della città. Da anni si spingeva per un ricalcolo dei tempi dell’avvio e termine di quelle attività che non necessariamente devono coincidere con gli orari della scuola piuttosto che delle banche, degli uffici pubblici…anche questo ripensamento porterebbe grandi vantaggi e decongestionerebbe mezzi pubblici, stazioni, strade…

Stiamo incoraggiando le persone ad andare in bicicletta, gente non abituata a farlo , l’importante è metterle in condizioni di sicurezza, che non deve essere solo percepita ma deve essere reale. La riga per terra non sarà sufficiente a rendere sicura la rete emergenziale, ci troveremo su strade forse più affollate del solito quindi è indispensabile continuare a promuovere sicurezza, l’utilizzo di dispositivi come il casco e tutto ciò che tutela l’incolumità del ciclista oppure di ricercare la realizzazione di “vie” alternative come può essere un esempio il progetto ABT di cui a Bergamo da anni stanno cercando di farsi promotori, il Master di San Vigilio, Aribi, l’Ing. Baudino ed EvNow.

Strutture che tengono conto di tutto ciò e che oggi costituiscono una valida alternativa alla realizzazione di altre “strade importanti” di comunicazione tra Bergamo e la sua Provincia dove per altro sono già attive una linea ferroviaria che andrebbe potenziata e la strada SS42.

Cerchiamo quindi di essere uniti nel chiedere a tutta la politica di volersi bene e sostenere incondizionatamente che siano inserite nella legge di bilancio il maggior numero di risorse per la realizzazione di percorsi sicuri e che nel Decreto Clima siano inseriti il maggior numero di significativi “Buoni Mobilita” per chi sceglierà di rottamare il mezzo privato e per chi sceglierà di acquistare EBike o biciclette, siano esse tradizionali oppure di diversa tipologia come i tricicli e i quadricicli, questi ultimi dotati di carene e coperture che consentono di circolare anche in condizioni meteo avverse.

Chiediamo grande attenzione al Ministero delle Infrastrutture consapevoli che non siamo all’anno zero, bensì al di sotto di questo rispetto a Stati che hanno visto in passato scelte premianti che hanno tenuto conto degli allarmi di OMS e di quanto disposto nel Climate Change .

Le novità vanno spiegate, vanno illustrate e inserite in un contesto, serve dare ai cittadini una nuova stima delle distanze, far capire loro che tutto è molto più vicino di quello che si crede.

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