Una provocazione. Ma fino a un certo punto.

Come associazione che promuove la mobilità sostenibile, sentiamo la necessità di porre una domanda fondamentale, che proprio in questo periodo tocca da vicino il futuro della pianificazione urbana del nostro territorio.

A Bergamo è ormai imminente la partenza del nuovo sistema di trasporto rapido E-BRT (Electric Bus Rapid Transit). Per garantire l’efficienza di questa importante opera, sono state istituite e ridisegnate diverse corsie preferenziali dedicate esclusivamente ai nuovi bus elettrici. Spazi stradali inviolabili, protetti anche alla luce delle modifiche introdotte con la riforma del Codice della Strada del dicembre 2024, dove chiunque acceda senza autorizzazione viene sanzionato. Riconosciamo tutti che queste corsie debbano rimanere libere affinché il trasporto pubblico sia efficiente, veloce e sicuro.

Su questo punto la condivisione è totale.

Tuttavia, sorge spontaneo un interrogativo: perché in queste nuove corsie preferenziali, così protette e destinate alla transizione ecologica, non è stato consentito il transito anche alle biciclette?

Il paradosso delle corsie “sacre”

Ci si chiede perché uno spazio così prezioso, sottratto al traffico automobilistico generale proprio per garantire fluidità e sicurezza, venga completamente precluso a chi sceglie la mobilità leggera e attiva.

Il paradosso strutturale, che si sta palesando anche lungo i tracciati della nuova E-BRT cittadina, è evidente: una corsia stradale viene considerata “sacra” per un mezzo di trasporto collettivo, ma totalmente vietata a un altro veicolo che, per sua natura, è ancora più leggero, agile, silenzioso e a impatto zero sull’ambiente urbano.

Il quadro normativo attuale

La normativa vigente è chiara. L’istituzione delle corsie riservate al trasporto pubblico trova fondamento nell’art. 7 del Codice della Strada, che attribuisce ai Comuni il potere di riservare determinate corsie a specifiche categorie di veicoli. La riforma del dicembre 2024 ha inoltre opportunamente rafforzato i controlli e le sanzioni per chi le occupa abusivamente, al fine di garantire la continuità del servizio pubblico.

Dall’altra parte, lo stesso Codice riconosce la piena dignità della mobilità ciclistica. L’art. 3, ai commi 12-bis e 12-ter, introduce e tutela la corsia ciclabile e il doppio senso ciclabile, mentre l’art. 182 stabilisce l’obbligo di utilizzo delle piste e delle corsie riservate ai velocipedi laddove esistenti.

Il contrasto evidente nasce proprio qui: da un lato si proteggono con estrema rigidità le corsie del trasporto pubblico, rendendole impenetrabili; dall’altro si realizzano bike lane che, per definizione normativa, possono essere impegnate in diverse circostanze anche dai veicoli a motore, offrendo ai ciclisti un livello di tutela decisamente inferiore rispetto al TPL.

Guardare all’Europa: una soluzione fattibile

Come A.RI.BI. poniamo un quesito lineare: perché una corsia riservata al trasporto pubblico non può diventare, dove le caratteristiche geometriche e tecniche della strada lo consentano, anche una corsia percorribile dalle biciclette?

In molti Paesi europei – e in diverse lungimiranti città italiane – questa soluzione rappresenta già una realtà consolidata. Consentire il transito delle biciclette nelle corsie preferenziali, laddove la larghezza della carreggiata, la visibilità e le condizioni di sicurezza lo permettono, significa elevare la protezione dei ciclisti urbani senza penalizzare l’andamento del trasporto pubblico. Si tratterebbe di un utilizzo più intelligente, inclusivo ed efficiente dello spazio stradale già sottratto al traffico privato.

Verso una nuova gerarchia dei diritti

Come associazione vogliamo rimanere fiduciosi. Vogliamo credere che la pianificazione urbanistica locale e il Codice della Strada sapranno evolversi ulteriormente, riconoscendo che la bicicletta non è un mezzo di serie B o un intralcio alla circolazione, ma un vero mezzo di trasporto degno della stessa attenzione e protezione riservata agli altri attori della strada.

La domanda centrale, di fatto, rimane aperta: perché una corsia preferenziale deve restare intoccabile anche per chi rappresenta la forma più pura, pulita e vulnerabile di mobilità sostenibile?

Se l’obiettivo comune è incentivare davvero una transizione ecologica nei trasporti, a maggior ragione con l’introduzione di mezzi moderni come l’E-BRT, è necessario smettere di ragionare per gerarchia dei mezzi. Bisogna iniziare a costruire una gerarchia dei diritti. E oggi, purtroppo, a Bergamo come altrove, la bicicletta si trova ancora confinata all’ultimo gradino.

A.RI.BI. – Associazione per il Rilancio della Bicicletta

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